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XVI LEGISLATURA

Allegato B
Seduta di Venerdì 21 dicembre 2012

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:

   La Camera,
   premesso che:
    si fa riferimento alla riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie nella regione Friuli Venezia Giulia, tenuto conto che il territorio del Friuli Venezia Giulia confina con due Stati nazionali, quali la Slovenia e l'Austria e che l'attuale circoscrizione del tribunale di Tolmezzo interessa l'area montana e pedemontana della regione, segnata da una condizione morfologica particolarmente disagevole e con distanze significative (anche di più di 100 chilometri) tra i vari centri del territorio in questione e il capoluogo provinciale di Udine;
    l'attuale sede del tribunale di Tolmezzo assolve, in particolare, una precipua funzione sociale, garantendo al cittadini residenti nel territorio montano della regione la fruibilità dei vari servizi giudiziari;
    nel territorio del comune di Tolmezzo ha sede un carcere di massima sicurezza di recente costruzione;
    recentemente sono stati eseguiti importanti lavori di ristrutturazione e adeguamento antisismico dell'immobile destinato al tribunale con una spesa sostenuta dal comune di Tolmezzo e dagli altri enti pubblici pari ad oltre 5 milioni di euro;
    eventuali revisioni delle circoscrizioni giudiziarie della regione, proprio in ragione delle particolari condizioni territoriali e linguistiche della stessa dovrebbero essere effettuate secondo criteri che tengano conto di tali peculiarità, mentre la soppressione del tribunale di Tolmezzo, prevista dal decreto legislativo determinerebbe una inaccettabile penalizzazione per tutto li territorio montano del Friuli,

impegna il Governo

ad assumere iniziative normative per evitare la chiusura del tribunale di Tolmezzo che rappresenta un insostituibile presidio di giustizia per una efficiente, equa e accessibile erogazione di uno dei servizi dello Stato più importanti come quello della amministrazione dell'attività giurisdizionale
(1-01208) «Strizzolo, Adinolfi, La Forgia, Mattesini, Boccuzzi, Farinone, Rigoni, Sanga, Rubinato, Zani, Fogliardi».

Risoluzioni in Commissione:

    La VII Commissione,
   premesso che:
    la legge 20 febbraio 2006, n. 77, reca misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella «lista del patrimonio mondiale», posti sotto tutela dell'UNESCO;
    Cantù è nota in tutto il mondo per «l'arte del merletto» approdata in questa piccola magnifica cittadina intorno al secolo XVII, quando le monache di Santa Maria, o di Sant'Ambrogio, insegnarono alle converse come si utilizzavano i fuselli del tombolo;
    per le donne la realizzazione dei pizzi rappresentava una valida alternativa al duro lavoro delle campagne e assicurava buone entrate al bilancio familiare, iniziando così a produrre pizzi da scambiare con generi di prima necessità, come aghi, tessuti, alimenti, forniti da avidi affaristi che rivendevano le belle manifatture con un consistente ritorno economico;
    nei primi anni dell'800 erano oltre 700 e si racconta che le donne fossero stabilmente impiegate in questa produzione, tant’è che le bambine venivano mandate a scuola di tombolo;
    il pizzo canturino ha conosciuto il periodo di splendore verso la metà dell'800 con l'avvento della moda dei veli, degli scialli e di altri particolari di abbigliamento;
    alle predette «scuole di tombolo», seguirono poi le prime mostre che permisero al merletto canturino di farsi conoscere in campo internazionale fino oltre oceano;
    il periodo buio di questa produzione iniziò verso la metà del ’900, ma nel periodo contemporaneo, il pizzo canturino sta conoscendo un periodo di fama, tant’è che sono ripresi i corsi nelle scuole e l'organizzazione di manifestazioni a carattere internazionale, come la «biennale del merletto di Cantù»;
    tale manifestazione è nata grazie alla collaborazione della «Pro Cantù» e dell'istituto dell'arte del costituendo museo delle arti industriali;
    il rilancio di questo artigianato d'arte ha come effetto che il pizzo di Cantù, e di Novedrate, nel 2012, sarà candidato a diventare patrimonio intangibile dell'Unesco;
    nel corso di un convegno internazionale, che si è svolto all'università telematica E-Campus, diversi esperti, italiani e stranieri sono intervenuti per sottolineare l'importanza di far diventare patrimonio dell'umanità non solo beni materiali, ma anche quelli più strettamente legati alla cultura, alle identità locali e alle comunità;
    la convenzione internazionale adottata in seno all'organizzazione delle Nazioni Unite si propone di «salvaguardare il patrimonio immateriale delle comunità, dei gruppi e degli individui: un capitale particolarmente vulnerabile del processo identitario culturale nazionale in cui rientrano le tradizioni orali e popolari, l'arte dello spettacolo, le musiche, le feste, i rituali, l'artigianato, le pratiche sociali e tradizionali»;
    esempi italiani di questo patrimonio intangibile sono l'opera dei pupi siciliani, considerata arte teatrale unica nel panorama europeo, il canto a tenore dei pastori del centro della Sardegna in Barbagia, ma anche la rinomata «dieta mediterranea»;
    il merletto di Cantù è divenuto espressione di forma d'arte: nella lavorazioni del pizzo di Cantù ci sono differenti punti, tra cui il punto Bisetta, il punto 4 Paia, il punto Mimosa, il punto Venezia, il punto Rosalin ed il Figurativo,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di promuovere il riconoscimento del «merletto di Cantù» quale «patrimonio immateriale dell'umanità» da parte dell'UNESCO.
(7-01084) «Rivolta, Nicola Molteni».

    La VIII Commissione,
   premesso che:
    l'articolo 11 del decreto-legge n. 112 del 2008 ha previsto l'incremento del patrimonio immobiliare ad uso abitativo attraverso l'offerta di alloggi di edilizia residenziale, da realizzare con il coinvolgimento di capitali pubblici e privati, destinati alle categorie sociali svantaggiate nell'accesso al libero mercato degli alloggi in locazione (cosiddetto piano casa);
    le risorse finanziarie necessarie per la realizzazione del piano sono individuate dal comma 12 dell'articolo 11 del citato decreto-legge, che ha previsto la costituzione di un fondo alimentato con le risorse derivanti da provvedimenti adottati nella precedente legislatura. Successivamente, il comma 4-bis dell'articolo 18 del decreto-legge n. 185 del 2008, ha destinato al piano casa ulteriori risorse finanziarie provenienti dal fondo aree sottoutilizzate (FAS);
    gli interventi sono attuati anche attraverso il project financing, mediante:
   a) il trasferimento di diritti edificatori in favore dei promotori degli interventi di incremento del patrimonio abitativo;
   b) incrementi premiali di diritti edificatori finalizzati alla dotazione di servizi, spazi pubblici e miglioramento della qualità urbana;
   c) provvedimenti mirati alla riduzione del prelievo fiscale di pertinenza comunale o degli oneri di costruzione;
   d) la costituzione di fondi immobiliari;
   e) la cessione dei diritti edificatori come corrispettivo per la realizzazione anche di unità abitative di proprietà pubblica da destinare alla locazione a canone agevolato;
    con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 luglio 2009 il Consiglio dei ministri ha quindi approvato il piano nazionale di edilizia abitativa. Ai sensi decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il piano è articolato in sei linee di intervento:
   a) costituzione di un sistema integrato nazionale e locale di fondi immobiliari per l'acquisizione e la realizzazione di immobili per l'edilizia residenziale;
   b) incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica;
   c) promozione finanziaria anche ad iniziativa di privati (project financing);
   d)  agevolazioni a cooperative edilizie costituite tra i soggetti destinatari degli interventi;
   e) programmi integrati di promozione di edilizia residenziale anche sociale;
   f) interventi di competenza degli ex IACP (compresi nel programma straordinario di edilizia residenziale pubblica approvato con decreto ministeriale del 18 dicembre 2007);
    in fase di prima attuazione la dotazione finanziaria del fondo è utilizzata:
   a) 150 milioni di euro per il sistema integrato di fondi immobiliari;
   b) 200 milioni di euro per gli interventi di competenza degli ex IACP, ripartiti tra le regioni con il decreto ministeriale del 18 novembre 2009;
   c) 377,9 milioni di euro – ripartiti con decreto ministeriale 8 marzo 2010 – per il finanziamento delle altre linee di intervento: incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica; project financing; agevolazioni a cooperative edilizie; programmi integrati di promozione di edilizia residenziale anche sociale;
   si deve tener conto delle linee guida agli enti territoriali ai fini dell'attuazione del piano nazionale di edilizia abitativa, allegate al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 luglio 2009, di cui all'articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sistema integrato di fondi immobiliari (SIF);
   il CIPE, con la delibera n. 16 del 5 maggio 2011, ha espresso parere favorevole sugli schemi di accordi di programma tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e le regioni Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto e provincia autonoma di Trento;
   l'articolo 11 del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 luglio 2009, prevede, ai fini della costituzione del sistema integrato di fondi immobiliari, la partecipazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) a uno o più fondi immobiliari chiusi, le cui quote siano riservate esclusivamente a investitori istituzionali di lungo periodo;
   ai sensi di tale previsione, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti direzione generale per le politiche abitative, ha bandito una gara a procedura aperta (G.U.C.E. cod. 2010/S106 – 161418 del 3 giugno 2010; Gazzetta Ufficiale 5 a serie n. 65 del 9 giugno 2010), al cui esito ha selezionato la CDP Investimenti SGR s.p.a – costituita nel 2009 da Cassa depositi e prestiti s.p.a. dall'Associazione delle Fondazioni bancarie (ACRI) e dall'Associazione Bancaria Italiana (ABI) – che è risultata aggiudicataria, prima in via provvisoria (8 settembre 2010) e poi in via definitiva (8 giugno 2011), in qualità di società di gestione del fondo investimenti per l'abitare (FIA), quale fondo nazionale. Il 2 novembre 2011 è stato stipulato tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e CDP Investimenti SGR s.p.a. il contratto per la sottoscrizione di n. 280 quote di classe «B» del FIA per un valore nominale di 140 milioni di euro;
   in generale, anche in conformità all'articolo 11 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 luglio 2009, il FIA ha la possibilità di intervenire fino al 40 per cento del patrimonio/capitale del fondo o società immobiliare locale, a fronte di una partecipazione di maggioranza da parte di altri investitori. In particolare, il patrimonio del FIA è destinato per il 90 per cento a investimenti indiretti (i.e., tramite altri fondi o società immobiliari locali) con il predetto vincolo della soglia massima di investimento del 40 per cento. Il patrimonio del FIA, inoltre, può essere investito per un massimo del 10 per cento – direttamente o indirettamente – in deroga al limite massimo del 40 per cento;
   nel corso dall'audizione presso la Commissione finanze della Camera dei deputati il 29 novembre 2012, l'amministratore delegato di cassa depositi e prestiti ha reso noto che la Cassa ha allocato 500 milioni di euro sul social housing, ma ha chiarito che tale somma non è stata erogata per via di alcune questioni burocratiche;
   in particolare, il problema è che il fondo era nato con l'idea che la Cassa fosse il partner finanziario di iniziative territoriali autonome, ed in tal senso era stato introdotto un limite al 40 per cento della quota che essa può finanziarie. Ma in questo momento di crisi sul territorio non ci sono sponsor che si possono accollare il 60 per cento dell'iniziativa e quindi molti progetti sono fermi;
   qualora tale limite fosse rimodulato, la Cassa potrebbe quindi investire nuove risorse in questo settore,

impegna il Governo

ad assumere con urgenza iniziative al fine di modificare la disciplina sopra descritta per consentire, in primo luogo, il completamento del piano nazionale di edilizia abitativa ed inoltre la partecipazione attiva della Cassa depositi e prestiti alle iniziative degli enti territoriali, anche in misura superiore rispetto ai limiti fissati dalla normativa vigente.
(7-01085) «Braga, Mariani».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta scritta:

   BARBATO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
   Jimmy Ghione inviato speciale del programma satirico di Canale 5 Striscia la Notizia da alcuni mesi sta compiendo un monitoraggio internazionale sull'uso fraudolento del made in Italy legato alla produzione ed imbottigliamento dei vini tra quelli più rinomati al mondo;
   Jimmy Ghione nel settembre 2012, da Stonehenge, Inghilterra, ha raccontato l'imbroglio del vino fai-da-te. In un negozio di Keynsham con poco più di 33 sterline (42 euro) si può comprare un box di cartone da cui ottenere 29-30 bottiglie di vino rosso italiano. Nel kit sono presenti «polverine magiche» e sacche con presunto mosto dalle quali aggiungendo acqua, si otterrebbe in nemmeno un mese un vino «di qualità» perché, a detta del venditore, mosti e polveri arrivano dalle zone di produzione dei blasonati rossi. Nel mirino della bufala: Chianti, Barolo e Valpolicella, si tratta in vero di beveroni chiamati «vino»;
   il 12 dicembre 2012 Jimmy Ghione è tornato a Toronto, Canada, per la precisione a Niagara, zona che accoglie i più grandi produttori al mondo di wine kit, cartoni contenenti bottiglie di vino canadese fatto in polvere ma spacciato per italiano. Ghione ha visitato il punto vendita della più grande fabbrica di wine kit del Canada. Sugli scaffali confezioni di Chianti, Barbera, Amarene, Verdicchio, Valpolicella, Barolo, Soave, Montepulciano. Tutti prodotti con acqua, mosto e polvere;
   Ghione si rivolge ad una negoziante che nel servizio andato in onda sembra titubante e dice di non sapere dove quei kit vengano prodotti. «Ma come non lo sanno? – dice Ghione – La fabbrica è proprio dietro il punto vendita. Hanno capito che eravamo italiani e non hanno voluto darci spiegazioni». Nel retro della fabbrica, un via vai di camion che scaricano mosto;
   Ghione viene indirizzato allora al Wine Council, che rappresenta le aziende dell'Ontario produttrici di vino con il cento per cento di uva. «Non siamo d'accordo, non può essere Chianti», fa sapere un responsabile che suggerisce, quindi, all'inviato di Striscia di rivolgersi al Ministero dell'Agricoltura, a Queen's Park, il parlamento provinciale con sede a Toronto. Segue un fitto scambio di email con l'ufficio stampa. «La risposta? A loro non interessa incontrarci», dice Ghione. Ronaldo Manfredini, responsabile qualità della Coldiretti, fa sapere che «quelle botti possono contenere 250-300 quintali di mosto dai quali si possono produrre 150-200mila bottiglie di vino». «Nel mondo in circolazione potrebbero esserci quindi decine di milioni di bottiglie di vino spacciato per italiano». Manfredini mostra un documento ufficiale a Ghione, «un accordo tra Unione Europea e Canada che pone le basi e detta le regole per tutelare l'autenticità del vino». Quindi l'appello di Striscia la Notizia che invita l'Unione Europea a intervenire;
   è uno scandalo internazionale in cui si abusa della dicitura «Doc» che favorisce il commercio e la vendita al dettaglio del prodotto non originale nel Regno Unito, Paese oltretutto membro dell'Unione europea;
   è un insulto a chi produce i veri vini;
   forse nemmeno «sano» per la salute dei consumatori –:
   se il Governo intenda sollevare il problema nelle sedi competenti perché altrimenti verrebbe da dire che le norme e le tutele dell'Unione europea valgono solo a senso unico e non difendono affatto il nostro Paese dal commercio illegale che oltretutto toglie introiti al vero e genuino made in Italy;
   se il Governo intenda chiedere alle autorità britanniche e comunitarie di intervenire subito e duramente per reprimere il commercio di prodotti alimentari falsi in ogni senso, frutto di polverine e di chimica, addirittura forse nocivo alla salute degli inglesi. (4-19280)

   NUCARA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri . — Per sapere – premesso che:
   secondo quanto si apprende da un comunicato stampa della Commissione europea del 19 dicembre 2012 la Commissione ha deciso di autorizzare l'esenzione dal pagamento dell'imposta municipale propria gli enti religiosi e per le ONLUS, così come da ultimo modificata dal Governo Monti;
   come evidenziato dal Consiglio di Stato di recente, le nuove regole per applicare tale esenzione rimangono di assai difficile interpretazione e applicazione pratica, lasciando il campo al persistere di una situazione che garantisce un vantaggio concorrenziale alle realtà commerciali (hotel, cliniche private, scuole private e altri) esercitate in immobili di proprietà di enti religiosi e ONLUS;
   non si comprende la decisione della Commissione di dichiarare aiuto di Stato l'esenzione dal pagamento dell'ICI, di cui gli enti religiosi e le ONLUS che svolgono attività commerciali hanno beneficiato dal 2006 al 2012, evitando di ordinarne il recupero perché l'aiuto sarebbe impossibile da quantificare;
   tale pericoloso precedente non solo sarà, ad avviso dell'interrogante, difficile da difendere dinnanzi alle Corti europee ma, soprattutto, sarà difficile da spiegare ai contribuenti italiani;
   in un momento in cui incredibili sforzi sono richiesti a tutti gli italiani, il Governo avrebbe potuto, semplicemente richiamandosi all'applicazione della normativa in materia di aiuti di Stato, portare alle casse dell'erario centinaia di milioni (se non alcuni miliardi) di euro con conseguente alleggerimento della prossima finanziaria;
   al contrario, pare che tempo e risorse siano state impiegate per spiegare alla Commissione che il recupero dell'aiuto sarebbe impossibile;
   l'impossibilità del recupero di un aiuto illegale è praticamente un caso di scuola e, soprattutto, mai applicato sua sponte dalla Commissione europea –:
   quali siano le motivazioni con le quali si sia chiesto alla Commissione europea di non ordinare il recupero a causa dell'impossibilità di procedere allo stesso.
   (4-19282)

   RAISI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 afferente «Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute», è stato convertito in legge il 5 novembre 2012;
   l'articolo 4 del citato provvedimento, afferente la «Dirigenza sanitaria e governo clinico», comma 7-quinquies, prevede testualmente che «Per il conferimento dell'incarico di struttura complessa non possono essere utilizzati contratti a tempo determinato di cui all'articolo 15-septies»;
   il decreto-legge n. 95 del 2012, convertito dalla legge n. 135 del 2012, prevede all'articolo 15, comma 13, lettera c), ultimo paragrafo, che «... Nelle singole regioni e province autonome, fino ad avvenuta realizzazione del processo di riduzione dei posti letto e delle corrispondenti unità operative complesse, è sospeso il conferimento o il rinnovo di incarichi ai sensi dell'articolo 15-septies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni» –:
   per quanto riguarda la disposizione normativa di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 158 del 2012, quale sia la esatta portata della norma in merito alle azioni da assumere per i contratti già in essere, più esattamente se gli incarichi già attribuiti debbano essere portati alla loro naturale scadenza, oppure, in ragione essere della predetta disposizione normativa, debbano essere interrotti per forza di legge;
   se per quanto riguarda la disposizione normativa di cui all'articolo 15, comma 13, lettera c), ultimo paragrafo, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 135 del 2012, debba essere applicata, così come giustamente prevede la norma, a tutte le strutture complesse delle aziende ospedaliere, mediante la sospensione del conferimento o del rinnovo degli incarichi, sia al ruolo sanitario, sia al ruolo amministrativo o tecnico;
   se non si ritenga di adottare, sollecitare e promuovere iniziative per superare nel più breve tempo possibile, eventuali contenziosi con le rappresentanze delle categorie interessate. (4-19285)

   BARBATO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
   il 13 gennaio del 2011, presso la propria officina di san Giorgio a Cremano (Napoli) veniva ucciso Vincenzo Liguori padre della cronista del Mattino, Mary;
   l'uomo fu raggiunto da un proiettile vagante mentre era al lavoro davanti alla sua officina;
   il 13 gennaio 2011, per l'omicidio, sono state fermate dai carabinieri di Torre Annunziata tre persone, due sono del clan camorristico «Mazzarella»; il terzo è il capo del clan dei «Troia»;
   il clan dei Mazzarella è attivo nella zona orientale di Napoli mentre il gruppo dei «Troia», nato da una scissione dal clan Abate, è attivo a San Giorgio a Cremano;
   individuati dai carabinieri nel corso di indagini coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli;
   decisivo per le indagini il pentimento di un componente del gruppo che sparò quel giorno. Fu lui a indicare l'obiettivo ai killer, ruolo che nel gergo criminale viene definito dello «specchiettista», e a fornire, con le sue rivelazioni, una svolta alle indagini;
   Vincenzo Liguori è caduto in un agguato in cui doveva morire soltanto Luigi Formicola, vero obiettivo dei sicari. E, invece, i morti furono due. La decisione di collaborare, ha spiegato Gallo, è stata dettata da «un fatto di coscienza»: «Doveva essere un omicidio, ma poi ne sono successi due... Nessuno voleva ucciderlo il meccanico, là è capitata una disgrazia» (articolo di repubblica.it a firma di Stella Cervasio dal titolo: «Innocente ucciso a San Giorgio a Cremano»);
   sbagliarono mira, uccisero un innocente, spezzarono la vita di un'intera famiglia onesta ed il delitto sarebbe rimasto senza risposta per circa un anno;
   i fatti esposti sono ad avviso dell'interrogante gravissimi e dimostrano lo stato di recrudescenza ed efferatezza che domina gli ambienti della criminalità napoletana in questo momento –:
   quali misure si intendano assumere a fronte di questa ed altre morti di innocenti avvenute negli ultimi due anni a Napoli e provincia, agguati che hanno visto cadere nel regolamento dei conti anche persone che non c'entravano affatto e si pensi pure, andando indietro negli anni, alla povera Silvia Ruotolo. (4-19286)

   BELLOTTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri . — Per sapere – premesso che:
   i terremoti avvenuti nella zona della pianura emiliana, e specialmente gli eventi più intensi, superiori al 5 o grado della scala Richter, registrati nei giorni del 20 e 29 maggio 2012, hanno provocato ingentissimi danni al patrimonio storico e artistico;
   alcune strutture, come quelle adibite al culto, hanno già subito significativi interventi di messa in sicurezza;
   molte imprese, nell'attivarsi prontamente e nel predisporre le dovute misure d'intervento, regolarmente commissionate, hanno sostenuto oneri che risultano, in taluni casi, assai ingenti;
   tali oneri non sarebbero stati in alcuni casi, secondo precise testimonianze raccolte dall'interrogante, compensate da parte del committente pubblico;
   si ritiene fondamentale che, in casi come quelli del sisma emiliano, le suddette imprese ricevano prontamente il compenso pattuito, non solo per garantire la pronta attivazione del privato in caso di future emergenze, ma anche per dare sollievo ad aziende che sono radicate nei territori colpiti –:
   se sia a conoscenza dei fatti esposti fatti esposti in premessa e quali iniziative di propria competenza ritenga di poter attuare per garantire che le imprese edili impiegate dal committente pubblico negli interventi necessari a seguito dei sismi che hanno colpito Emilia Romagna, Veneto e Lombardia nel maggio 2012 possano vedere onorati i crediti entro tempi certi. (4-19288)

   BELLOTTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti . — Per sapere – premesso che:
   in Italia non esistono zone che possano essere reputate estranee al rischio sismico;
   i terremoti avvenuti nella zona della pianura emiliana, e specialmente gli eventi più intensi, superiori al 5 o grado della scala Richter, registrati nei giorni del 20 e 29 maggio 2012, seppur avvenuti in zone con un medio-basso rischio sismico, non possono essere considerati come eventi eccezionali, dato che tale valutazione riguarda solo una misurazione probabilistica, che non esclude il manifestarsi di eventi sismici anche di notevole intensità;
   l'Italia, peraltro, è un territorio che è considerabile, nel suo complesso, a pericolosità medio-alta ove si registra lo scontro tra la placca europea e quella africana che ha provocato il terremoto dell'Emilia;
   la bibliografia scientifica è peraltro pressoché concorde nel considerare i fenomeni tellurici impossibili da prevedere, nonostante alcune teorie talvolta fantasiose che emergono talvolta a questo riguardo;
   scientificamente è dunque soltanto possibile valutare, ricorrendo alla statistica, se probabilisticamente può accadere un evento sismico, sulla base delle serie storiche;
   circa il fatto che non sia in alcun modo possibile formulare previsioni totalmente attendibili sui fenomeni, basti considerare che molti esperti pensavano che, con la prima scossa del 20 maggio, il grosso dell'energia accumulata dalle rocce si fosse dissipato e che quindi sarebbe seguita soltanto una serie di scosse di assestamento, ma così non è stato;
   oltre all'evento catastrofico che si è venuto a produrre in Emilia, l'imprevedibilità dei terremoti è un dato di fatto di cui il Paese ha dovuto prendere atto in ormai troppe occasioni: dal Belice al Friuli, dall'Irpinia all'Umbria, dalla Puglia all'Aquila;
   diventa dunque chiaro che l'unico sistema per contrastare gli eventi sismici deve essere non quello della previsione bensì quello della prevenzione;
   la maggior parte delle strutture del Paese, sia quelle produttive sia quelle abitative, per non parlare di quelle pubbliche, sono inadeguate a fronteggiare un evento sismico di media intensità, fatto inaccettabile per un territorio che per il 70 per cento è a rischio;
   è possibile che strutture moderne, o così definite, siano state progettate con criteri antisismici obsoleti o inesistenti;
   l'obbligo normativo di effettuare determinate verifiche antisismiche, quale la verifica a liquefazione delle sabbie, è stato introdotto in maniera chiara solo con il decreto ministeriale n. 29 del 2008 relativo alle nuove norme tecniche per le costruzioni;
   l'urgenza, che porta ad approfondire tematiche come quelle sul rischio sismico, vengono poi abbandonate al cessare dell'emergenza: un lusso che, viste le vittime, l'Italia non può più sopportare –:
   quali iniziative il Governo intenda intraprendere per dare aiuto alle popolazioni colpite dal sisma emiliano;
   se il Governo intenda assumere iniziative volte ad incrementare la sicurezza degli edifici a scopo abitativo e non rispetto al rischio sismico;
   se il Governo intenda coinvolgere i geologi in modo continuativo nei tavoli di pianificazione territoriale o urbanistica e se non intenda assumere le iniziative di competenza affinché almeno uno delle svariate decine di membri del Consiglio superiore dei lavori pubblici sia un geologo. (4-19290)

   ZAMPARUTTI, SCILIPOTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
   le reazioni piezonucleari sono fissioni di elementi non radioattivi e relativamente leggeri (dal ferro in giù, nella tabella di Mendeleev) che si scindono in elementi inerti ancora più leggeri, senza la produzione di raggi gamma e/o di scorie radioattive a lunga vita media, ma con l'emissione di neutroni. Esse sono indotte da onde di pressione sia nei liquidi che nei solidi. Le prime evidenze di tali fenomeni, nei solidi sono state osservate dal professor Alberto Carpinteri presso il politecnico di Torino nel 2008, utilizzando rocce granitiche e basaltiche sollecitate in compressione e soggette a frattura;
   inoltre, nell'ancor più vasto settore delle reazioni nucleari a bassa energia (LENR), notevoli risultati sono stati ottenuti recentemente in Italia e nel mondo (USA, Giappone, CSI) in laboratori e centri ricerca di grande prestigio, anche a carattere industriale;
   in seguito a tali risultati la Commissione ricerca dell'Unione europea ha presentato, nel luglio 2012, un documento intitolato «Industrial technologies material unit forward looking: workshop on materials for emerging energy technologies», in cui si ribadisce la «qualità» ed importanza dei risultati sperimentali delle ricerche sulle LENR, in ambito internazionale, fatto che merita una maggiore attenzione a questo nuovo campo di ricerca con opportuni finanziamenti di largo respiro;
   esiste ormai una notevole quantità di esperimenti condotti nel corso degli ultimi anni, con una finalmente soddisfacente ripetibilità del fenomeno ed una presenza di un sempre maggior numero di esperienze simili provenienti da altri gruppi di ricerca che osservano al variare delle condizioni di sollecitazioni reazioni anomale, comprese quelle di fissione, oltre ad importanti evidenze ottenute dalla scala del laboratorio a quella della crosta terrestre (nel caso specifico della piezofissione);
   sulle LENR in Italia diversi gruppi di ricerca sono all'avanguardia nel mondo, che Ricercatori della STMicroelettronics (dottor Mastromatteo) hanno recentemente confermato la possibilità di ottenere in laboratorio fissioni nucleari di elementi leggeri e che gli stessi ricercatori hanno replicato, con un diverso setup sperimentale, gli importanti risultati, dal punto di vista calorimetrico, ottenuti dal dottor Francesco Celani dell'INFN di Frascati nel 2012;
   si registra una buona riproducibilità degli esperimenti del dottor Celani e una notevole densità di potenza ottenuta nei suoi esperimenti, riproducibilità verificata anche grazie alla collaborazione di tecnici e ricercatori della national instruments e loro specifica strumentazione;
   vi sono inoltre i progressi ottenuti nel settore LENR dal professor Piantelli, già università di Siena, dal 1992 ed i risultati, promettenti, recentemente annunciati (al polo tecnologico di Pordenone) dal dottor Andrea Rossi, risultati ottenuti anche grazie alla collaborazione con Sergio Focardi, professore emerito presso il dipartimento di fisica dell'università di Bologna;
   esistono poi altre repliche indipendenti da parte del M. Schlimann memorial project e da parte di gruppi istituzionali francesi che hanno confermato i risultati confermati dal dottor Celani –:
   se e quali misure intenda adottare il Governo per fornire ai ricercatori e «scopritori» di tali nuovi fenomeni l'intera assistenza e l'appoggio delle strutture preposte al fine di coordinare tutte le iniziative utili ad ottenere ogni sostegno, in termini di mezzi e risorse (cioè fondi per la ricerca), con lo scopo di approfondire i fenomeni anche nucleari evidenziati e giungere, in prospettiva, ad applicazioni industriali di tali reazioni;
   se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda incontrare i ricercatori citati in premessa, alla presenza del titolare del Ministero dello sviluppo economico e del capo del dipartimento legislativo, al fine di individuare percorsi istituzionali atti al più rapido conseguimento degli obiettivi enunciati. (4-19306)

   LARATTA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
   il santuario di Sant'Umile da Bisignano, è chiuso da circa tre anni per una piccola frana sul retro ed è in attesa dei fondi per la messa in sicurezza e la riapertura;
   com’è noto a tutti, il 14 febbraio 2010, una parte della collina sul retro del convento, è scivolata a valle, mettendo a rischio la stabilità e la sicurezza del santuario di Sant'Umile da Bisignano, risalente al XIII secolo;
   le istituzioni interessate e coinvolte decidono la chiusura del complesso e lo spostamento di molti oggetti e opere artistiche interne alla chiesa in altri luoghi più sicuri;
   la stessa comunità francescana decide di traslocare in altra sede. Da allora la chiesa è chiusa, e il Santuario aperto solo sporadicamente e accessibile nella parte anteriore;
   il problema consiste nel fatto che da allora, circa tre anni fa, per motivi vari, i lavori di messa in sicurezza della collina non siano ancora iniziati. Questo non solo aggrava la situazione del complesso, molto caro ai fedeli del territorio, non solo bisignanese, quanto rinvia ulteriormente la riapertura e dunque la frequentazione della chiesa che verrà sottoposta a lavori di restauro interni della durata di almeno tre anni, ad opera della sovrintendenza ai beni culturali;
   se i lavori di restauro della chiesa (che dureranno almeno tre anni, così come dichiarato dagli interessati interpellati) cominceranno a lavori finiti alla collina (che non si sa quando inizieranno ne quando finiranno) significa che la chiesa potrebbe tornare ad essere riaperta chissà tra quanti anni: 4, 5, forse anche di più;
   e questo è chiaramente un grande disagio ed un problema, non solo per quello che il Santuario della riforma rappresenta spiritualmente e culturalmente per i bisignanesi, ma perché con la canonizzazione del frate Umile da Bisignano, avvenuta a Roma il 19 maggio 2002, il luogo ha acquisito uno straordinario potenziale turistico religioso che lo ha di fatto candidato a divenire uno dei luoghi spirituali di riferimento della Calabria e dell'Italia. E non è cosa da poco, considerando che il turismo religioso fa muovere ogni anno in Italia ben 35 milioni di italiani per visitare luoghi di culto;
   se a questo aggiungiamo che il finanziamento richiesto ed ottenuto dall'amministrazione comunale, pari ad un milione e centomila euro, stenta ad arrivare per la particolare congiuntura economica in corso, la situazione di degrado del santuario persisterà, già oggetto di un furto, e i rischi aumenteranno. Ed è forse per i motivi detti che la città di Bisignano e l'intero circondario e tutte le istituzioni, sono mobilitati per incentivare l'inizio dei lavori ed il ripristino e la valorizzazione del luogo;
   nell'arco di questi due anni e mezzo, sono nati due comitati civici: il primo ha organizzato manifestazioni pubbliche di sensibilizzazione al problema e una petizione di oltre tremila firme. Il secondo opera in rete ed ha avviato una petizione on line, creato una pagina di conoscenza e confronto sul tema;
   oltre alle suddette iniziative collettive vi è da registrare un apposito consiglio comunale aperto, alla presenza dell'Arcivescovo della diocesi Cosenza-Bisignano Monsignore Salvatore Nunnari, e l'avvio, e successiva sospensione per mancanza di fondi, di un film dedicato al Santo, alla Sua vita ed al Suo pensiero dal titolo: «Lucantonio, l'umile Santo»);
   per i lavori al Santuario è previsto uno stanziamento dal Cipe di 1.100.000 euro –:
   se il Governo sia a conoscenza di quanto su esposto;
   che cosa intenda fare, per quanto di sua competenza, per favorire l'avvio dei lavori, con fondi Cipe, relativi alla messa in sicurezza del santuario di Sant'Umile da Bisignano;
   se non intenda attivarsi per giungere alla riapertura del suddetto santuario, nel più breve tempo possibile, per restituirlo ai fedeli della Diocesi di Cosenza-Bisignano, ai devoti al santo che ogni anno giungono a migliaia al Santuario, ai tanti turisti che hanno sempre visitato i questo territorio;
   se non si ritenga opportuno sostenere con incentivi e aiuti finanziari, le attività economiche della zona, che da tre anni soffrono una grave crisi, soprattutto a causa della chiusura del santuario, fonte primaria e insostituibile di turismo culturale e religioso. (4-19307)

   DI PIETRO, DI GIUSEPPE e PALAGIANO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
   nella precedente interrogazione a risposta scritta, numero 4-17379 dell'8 agosto 2012, a tutt'oggi senza risposta, gli interroganti avevano descritto la vicenda relativa al dottor Scopelliti;
   a seguito dell'ordinanza del tribunale ordinario di Roma, che, con sentenza del 2 maggio 2012, depositata in cancelleria il 3 maggio 2012, ha reintegrato il dottor Scopelliti nelle mansioni precedentemente svolte (direttore UOC di chirurgia maxillo-facciale) presso l'ASL Roma-E;
   con nota del 23 marzo 2012, protocollo 56935/DB/07/11, del dipartimento programmazione economica e sociale della direzione regionale programmazione e risorse del servizio sanitario regionale Lazio, a firma del dirigente dell'area, dottoressa Floriana Rosati, e del direttore della direzione, professor Ferdinando Romano, si comunicava, testualmente, al direttore generale dell'ASL Roma-E: «OGGETTO: ricollocazione personale afferente UOC Chirurgia Maxillo-Facciale. Facendo seguito alla precorsa corrispondenza in merito alla disattivazione della UOC Chirurgia Maxillo-Facciale presso il Complesso S. Spirito nell'ambito delle misure di riorganizzazione disposte dal decreto commissariale n. 80 del 2010 si rappresenta che questa direzione con nota prot. 5952/DB/07/11 del 12 gennaio 2012 ha disposto una ricognizione di tutte le posizioni apicali vacanti e coperte al fine della ricollocazione degli esuberi in attuazione di quanto disposto dal decreto commissariale n. U0048 del 30 giugno 2011 concernente il “Regolamento per la. Ricollocazione e per la Mobilità del Personale appartenente alla Dirigenza Medica e Veterinaria e alla Dirigenza SPtA a seguito di processi di ristrutturazione e riconversione”. Non appena saranno acquisiti i dati da tutte le Aziende del ssr, si procederà tempestivamente all'istruttoria del caso ed all'adozione degli atti conseguenti»;
   alla successiva richiesta di chiarimenti da parte della direzione generale dell'ASL Roma-E, il dipartimento programmazione economica e sociale della direzione regionale programmazione e risorse del servizio sanitario regionale Lazio, con nota del 16/07/12, protocollo 138061/DB/07/11, con «OGGETTO, ASL RME c/SCOPELLITI + altri – Tribunale Civile di Roma – Sezione Lavoro – dottoressa Quartulli – N.R.G. 8667/2012 – Ordinanza di accoglimento», a firma del dirigente dell'area, dottoressa Floriana Rosati, e del Direttore della direzione, professor Ferdinando Romano, indirizzata al direttore generale dell'ASL Roma-E, comunicava testualmente: «Si fa seguito alla nota prot. 262081/2012 con la quale codesta azienda ha comunicato di procedere agli adempimenti connessi all'esecutività dell'ordinanza indicata in oggetto, attraverso l'indizione di un avviso di selezione per il reclutamento di n. 2 medici specialisti in chirurgia maxillo-facciale al fine di procedere alla riattivazione dell'attività della UOC di Chirurgia Maxillo-Facciale. A tale riguardo, si rileva che il giudice del lavoro, nel definire il rito d'urgenza ex articolo 700 codice procedura civile, ha disposto la reintegra del ricorrente nelle mansioni precedentemente svolte ovvero in altre equivalenti presso codesta azienda. Ciò premesso, codesta azienda non potrà procedere alle assunzioni di n. 2 medici specialisti in chirurgia maxillo-facciale ferma restando la disattivazione della UOC di Chirurgia Maxillo-Facciale presso il complesso S. Spirito nell'ambito delle misure di riorganizzazione disposte dal decreto commissariale n. 80/2010 ed il blocco delle assunzioni previsto dal piano di rientro»;
   a seguito della sentenza di appello emessa l'8 giugno 2012, nella quale i magistrati dottor Sordi, dottoressa Pangia e dottor Selmi, riuniti in camera di consiglio per la prima sezione lavoro del tribunale di Roma, con ordinanza depositata in cancelleria il 13 giugno 2012, hanno ritenuto che il reclamo fosse infondato nel merito e quindi integralmente rigettato dal tribunale del lavoro, con conferma dell'ordinanza di primo grado, la regione Lazio, non ha inteso porre soluzione alla problematica;
   conseguentemente la direzione generale dell'Asl Roma-E, per poter ottemperare al disposto del tribunale, ha comunicato la disponibilità a sottoscrivere i contratti di assunzione come da sentenza di reintegro;
   il dipartimento programmazione economica e sociale della direzione regionale programmazione e risorse del servizio sanitario regionale Lazio, con nota del 23/08/2012, protocollo 159322/DB/07/11, con «OGGETTO, ASL Roma E – UOC Maxillo-Facciale», a firma del dirigente dell'area, dottoressa Floriana Rosati, e del direttore della direzione, professore Ferdinando Romano, indirizzata al direttore generale dell'ASL Roma-E, comunicava testualmente: «Si fa seguito alla nota prot. 36541 del 12 agosto 2012, con la quale codesta azienda ha comunicato che provvederà alla sottoscrizione dei contratti di assunzione con due medici specialisti in chirurgia maxillo-facciale al fine procedere alla riattivazione dell'attività della UOC di chirurgia maxillo-facciale. A tal proposito nel richiamare quanto già rappresentato dalla scrivente direzione con la nota prot. 26208/2012 con la quale codesta Azienda era stata inibita dal procedere all'assunzione di 2 medici specialistici in chirurgia maxillo-facciale ferma restando la disattivazione della UOC di chirurgia maxillo-facciale presso il complesso S. Spirito nell'ambito delle misure di riorganizzazione disposte dal decreto commissariale 80/12010 ed il blocco delle assunzioni previsto dal piano di rientro, si fa presente, altresì, che la violazione delle disposizioni regionali in materia di divieto di assunzione del personale da parte delle aziende del servizio sanitario regionale comporterà l'avvio della procedura di contestazione delle violazioni prevista dal DCA 118/2011 e successive modificazioni e integrazioni»;
   la procedura di contestazione delle violazioni previste dal DCA 118/2011 e successive modificazioni e integrazioni, altro non è che la possibilità di licenziare il destinatario del provvedimento, in questo caso il direttore generale dell'ASL Roma-E, si potrebbe evincere, a parere dello scrivente, un tono di preavviso da parte dei mittenti della citata nota del 23/08/2012, protocollo 159322/DB/07/11, ovvero il dirigente dell'area, dottoressa Floriana Rosati ed il direttore della direzione, professor Ferdinando Romano ad avviso agli interroganti palesemente inappropriato con gli obblighi derivanti dalle due ordinanze dei tribunali;
   con nota del 31 agosto 2012, protocollo 0037592 ASL RME, della direzione generale dell'ASL Roma-E, indirizzata al commissario ad acta per la sanità della regione Lazio onorevole Renata Polverini, alla direzione regionale programmazione e risorse del SSR, professor Ferdinando Romano, all'area programmazione rete ospedaliera e ricerca dottor Mario Braga, e per conoscenza al subcommissario per l'attuazione del piano di rientro regione Lazio dottor Giuseppe Antonino Spata, al sub commissario per l'attuazione del piano di rientro regione Lazio dottor Gianni Giorgi, ed al direttore Uoc chirurgia generale dottor Domenico Scopelliti, con «Oggetto: attività Uoc Maxillo-Facciale», il direttore generale dottoressa Maria Sabia riferisce testualmente: «Con riferimento alle Vs. note prot. 138061 del 16 luglio 2012 e prot. n. 159322 del 23 agosto 2012, come da copie in allegato, con le quali codesta regione inibisce all'azienda di procedere all'assunzione di personale medico indispensabile per consentire la reintegrazione del dottor Scopelliti” nelle mansioni precedentemente svolte o in altre equivalenti, come disposto dall'ordinanza del tribunale di Roma del 3 maggio 2012, confermata in sede di reclamo con ordinanza del 13 giugno 2012, si rappresenta che con tale diniego codesta regione rende impossibile alla scrivente di dare esecuzione ai predetti provvedimenti giudiziari. Si segnala in proposito che con ordinanza del 31 luglio 2012, RG 17247/121 che pure si allega in copia, il tribunale di Roma ha “ritenuto che il comportamento inerte della pa, di fronte a provvedimenti di fare infungibili adottati dal giudice del lavoro possa determinare in ogni caso responsabilità sotto il profilo contabile e penale ex articolo 328 c.p.”, mandando alla cancelleria per la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica e alla procura presso la Corte dei conti. In considerazione di quanto sopra e dei rischi cui la mancata esecuzione dei provvedimenti del tribunale esporrebbe codesta regione e l'azienda, si attende di conoscere, con la massima urgenza, le determinazioni regionali necessarie per la predetta esecuzione, ivi inclusa l'eventuale, diversa collocazione del dottor Scopelliti, anticipata con nota regionale del 23 marzo 2012 Prot. n. 56935, che ad ogni buon fine si allega in copia – ferma restando l'equivalenza delle mansioni – di cui vorrete indicarmi tempi e modalità.»;
   il reparto di chirurgia maxillo-facciale presso l'ospedale S. Spirito, ASL Roma-E, ha ripreso a funzionare il giorno 11 novembre 2012, dopo la firma dei contratti di assunzione, avvenuta il nove novembre 2012;
   a tutt'oggi la regione Lazio non ha chiarito la propria posizione valutando ancora, nell'ottica della spending rewiev, il reparto di chirurgia maxillo-facciale del S. Spirito come struttura in esubero rispetto al piano regionale;
   una paventata nuova chiusura del reparto comporterebbe, oltre ai citati disagi per i degenti e per i pazienti in lista d'attesa, anche la perdita del personale neo assunto ed opportunamente formato, con conseguente spreco di risorse umane nonché di denaro pubblico, oltre al citato periculum in mora, come chiaramente esposto nelle sopracitate sentenze del tribunale di Roma, afferenti l'episodio specifico;
   dai dati del servizio sanitario regionale Lazio risulterebbero due strutture potenzialmente disponibili per la collocazione dell’equipe del dottor professor Domenico Scopelliti, il San Camillo Forlanini, già attore dei citati procedimenti giudiziari, e l'ospedale san Giovanni, strutture entrambe prive di primario e guidate da due relativi medici facenti funzioni, tuttavia appare poco utile al dirimere la problematica esposta una soluzione del genere, sia per il disfacimento di un’equipe medico scientifica appena assunta e debitamente formata presso il S. Spirito, sia per gli indici di produttività dei due ospedali, come registrato dal servizio sanitario Lazio, che poco rispecchiano la casistica degli interventi chirurgici richiesti dai pazienti del dottor Scopelliti –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto espresso in premessa ed in particolare quali iniziative di competenza intendano assumere a fronte della paventata applicazione della procedura di contestazione delle violazioni prevista dal DCA 118/2011 e successive modificazioni e integrazioni, a carico del direttore generale dell'ASL RME, rea di aver dato applicazione ad un ordinanza del tribunale di Roma e in particolare se non si ritenga di dover chiarire quanto espresso in premessa, soprattutto alla luce della presenza di un subcommissario ad acta nominato da questo Governo presso la regione Lazio;
   se non si ritenga di dover tutelare il diritto alla salute dei cittadini che usufruiscono di un servizio di chiara utilità sociale, oltre che di estrema professionalità medico scientifica, come quello prestato dal dottor Domenico Scopelliti e dalla sua equipe. (4-19321)

   BARBATO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:
   la tutela del nascituro e del bambino è una priorità in qualsiasi legislazione al mondo;
   il bambino è speranza del mondo;
   in Campania si registra una penalizzazione dell'area materno-infantile;
   le sigle sindacali ANMDO, CGIL-FP, CIMO-ASMD, CISL Napoli, CISL medici hanno elaborato un pacchetto di considerazioni unitamente a soluzioni per tutelare i nati e le loro mamme;
   la penalizzazione organizzativa dell'area materno-infantile operata tra il luglio ed il settembre 2010 (rispettivamente decreti n. 42 e 49) con eliminazione dal costruendo ospedale del mare dei posti letto e pronto soccorso pediatrici e forte ridimensionamento della maternità e terapie neonatali. Ciò ha comportato la programmazione di una disomogenea distribuzione territoriale dei posti letto di pediatria: mentre nell'area centro-occidentale, infatti, percorrendo 17 chilometri dall'Ospedale Santobono si incontrano tre reparti di pediatria (Fatebenefratelli, San Paolo e Santa Maria delle grazie di Pozzuoli), nell'area orientale, con una popolazione residente che in un raggio di 10 chilometri dal nuovo ospedale pareggia quella dell'intera Basilicata, bisogna percorrerne il doppio della distanza per trovare i primi reparti di pediatria (Santa Maria della Pietà di Nola o Boscotrecase);
   l'ospedale Santobono si trova in un'area cittadina ad elevata densità di traffico e per raggiungere la quale dall'area orientale bisogna percorrere la Tangenziale di Napoli, strada che ha notevoli problemi di traffico e di sicurezza;
   le organizzazioni sindacali chiedono che si potenzi il materno-infantile territoriale e si elabori una programmazione dell'emergenza e della distribuzione dei posti letto pediatrici, basata su un concetto di rete equamente e razionalmente distribuita sulla base della densità della popolazione pediatrica e dell'accessibilità e che si riporti il costruendo ospedale del mare, per quanto riguarda l'area materno-infantile, alla programmazione del decreto n. 42 del luglio 2010 con potenziamento di maternità e TIN e reinserimento dei posti letto e pronto soccorso pediatrici, in modo che possa soddisfare il fabbisogno territoriale di competenza e svolgere, anche per l'area pediatrica così come era originariamente previsto, la funzione di filtro per decongestionare il Santobono e favorirvi lo sviluppo ottimale della sua vocazione di alta specialità;
   l'azienda del Santobono dovrebbe formalmente produrre documentazioni e progetti per l'ospedale SS. Annunziata;
   nel caso si decidesse di non praticare la suddetta soluzione, e solo in questo caso, si dovrebbe prendere atto che il decreto n. 49 non è più percorribile in quest'ambito –:
   se il Ministro intenda, per tramite del commissario ad acta alla sanità in Campania, intervenire sulle situazione esposta in premessa, raccogliendo le istanze prodotte dalle sigle sindacali. (4-19332)

   BARBATO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
   la Deiulemar, compagnia di navigazione spa, con sede a via Tironi, 3 di Torre del Greco (Napoli), nasce nel 1969 e si sviluppa con i tre soci fondatori: Giovanni Della Gatta, Michele Iuliano e Giuseppe Lembo;
   nel settembre del 1970 viene acquistata la prima nave che sarà denominata Gina Iuliano, adibita al trasporto di minerali;
   il percorso imprenditoriale si estende in campo internazionale, inserendosi rapidamente, e a pieno titolo, fra le società leader in Europa nel settore del trasporto di carichi secchi alla rinfusa e di carichi liquidi, grazie allo stile ed i criteri adottati con i partner commerciali, imprenditoriali e con gli interlocutori nazionali e mondiali;
   grazie ai risparmi di numerosi risparmiatori di tutta Italia ma, prevalentemente di Torre del Greco, Ercolano, Monte di Procida e in provincia di Napoli, ha ricevuto indi denaro per un investimento cosiddetto a basso rischio, poiché gli interessi garantiti della società superavano di circa l'1-2 per cento quelli delle banche;
   da quasi 1 anno è emerso che le obbligazioni dichiarate al bilancio fossero solo di 40 milioni di euro, a fronte di circa 1 miliardo di euro in obbligazioni emesse;
   improvvisamente i soci hanno deciso di interrompere il pagamento degli interessi senza giustificare dove fossero finiti i risparmi della gente che aveva investito il proprio capitale;
   dal 2005 si è assistito – riferiscono all'interrogante con lettere tali risparmiatori – ad un graduale e progressivo svuotamento della originaria Deiulemar e la creazione di nuove società, indipendenti da quella originaria, ma gestite dagli stessi soci;
   queste le tappe della vicenda:
    il 17 gennaio 2012 a Torre del Greco (Napoli) si diffondono le prime «incontrollate» voci sulle difficoltà della compagnia di navigazione e scoppia per la prima volta l'incubo crac. Nel pomeriggio del 17 gennaio circa un centinaio di persone si reca davanti agli uffici per avere chiarezza;
    il 18 gennaio 2012 davanti agli uffici della Deiulemar, quelli in cui da anni i torresi vanno a versare soldi per le obbligazioni, deve intervenire la polizia. I cittadini con i nervi tesi sono almeno duecento, la tensione inizia a salire;
    il 19 gennaio 2012 Michele Iuliano, 88 anni, rassicura gli investitori riuniti in un'assemblea pubblica all'Hotel Mercure-Sakura: «Non falliremo», la promessa del capitano. Si commuove l'anziano armatore che stringe in un forte abbraccio Giuseppe Lembo, che con Della Gatta fondò la Deiulemar. Le dichiarazioni del capitano sono testimoniate da una intervista rilasciata ad un tg locale (http://www.youtube.com);
    il 23 gennaio 2012 la compagnia di navigazione chiude i battenti: stop all'incasso delle cedole e via libera al censimento di tutte le obbligazioni non iscritte a bilancio. Nel frattempo si decide di nominare Roberto Maviglia, avvocato romano, esperto di crisi societarie, amministratore unico della Deiulemar al posto di Michele Iuliano;
   il 1° febbraio 2012 la Consob accende i fari sulla vicenda che tiene con il fiato sospeso un'intera città: parte la caccia al tesoro scomparso della Deiulemar. Il censimento, spiegano i vertici della Deiulemar, servirà a confermare l'ammontare delle obbligazioni emesse;
    il 3 febbraio 2012 la procura di Torre Annunziata apre un'inchiesta per associazione a delinquere, appropriazione indebita e truffa: sono cinque gli indagati;
    il 6 marzo 2012 parte l'assalto al «tesoro» per i noli non pagati: presentate le istanze per il sequestro conservativo dei beni della società e delle famiglie di armatori;
    il 9 marzo 2012 un corteo di risparmiatori dà il via ad una manifestazione per le strade torresi. Migliaia di obbligazionisti sfilano per le strade di Torre del Greco. L'indignazione si sfoga contro le residenze degli armatori (